I canestrelli liguri sono biscotti di frolla al burro a forma di piccolo fiore con sei punte rotonde e un foro al centro, spolverati di zucchero a velo. La versione più famosa è il canestrelletto di Torriglia, nell’alta Val Trebbia, alle spalle di Genova. Sono dolci, friabili e si fanno con pochi ingredienti: farina, burro, zucchero, un uovo e un po’ di limone.
Il nome crea confusione: «canestrelli» indica anche cialde piemontesi e ciambelle salate. Qui trovi la ricetta ligure, con le dosi su cui concordano la maggior parte delle fonti, gli errori da evitare e dove assaggiarli.
- Origine: Torriglia, alta Val Trebbia (entroterra genovese); prodotto agroalimentare tradizionale (PAT)
- Tempo totale: circa 1 ora e 10 minuti, di cui 30 di riposo in frigo
- Porzioni: circa 25 biscotti
- Difficoltà: facile
- Ingredienti chiave: farina, burro, zucchero, un uovo, scorza di limone, zucchero a velo
- Quando: tutto l’anno; un tempo dolce delle feste
Ingredienti

Per circa 25 biscotti.
- 300 g di farina 0
- 250 g di burro morbido
- 100 g di zucchero semolato
- 1 uovo (il tuorlo nell’impasto, l’albume per spennellare)
- scorza grattugiata di limone non trattato, q.b.
- zucchero a velo, q.b., per finire
Come si prepara
- Tira fuori il burro dal frigo circa 20 minuti prima: deve essere morbido, non sciolto.
- Separa il tuorlo dall’albume e metti da parte l’albume. Disponi la farina a fontana e al centro metti zucchero, burro a pezzetti, tuorlo e scorza di limone.
- Impasta in fretta, solo fino a quando l’impasto si tiene. Avvolgilo nella pellicola e lascialo riposare in frigo almeno 30 minuti.
- Scalda il forno statico a 180 °C e fodera una teglia con carta da forno.
- Stendi l’impasto a circa 1 cm di spessore su un piano infarinato.
- Taglia i biscotti con uno stampo a fiore a sei punte di 5–6 cm e fai il foro al centro, di circa 1,5 cm. Rimpasta i ritagli il meno possibile.
- Sistema i biscotti sulla teglia, ben distanziati, e spennellali con l’albume leggermente sbattuto.
- Cuoci per circa 15–20 minuti: devono restare chiari, appena dorati ai bordi.
- Lasciali raffreddare sopra una griglia, perché appena cotti sono molto fragili. Quando sono freddi spolverali con abbondante zucchero a velo.
Consigli e errori comuni
- Burro morbido, non caldo. Se l’impasto si scalda diventa appiccicoso e i biscotti perdono friabilità: in quel caso rimettilo in frigo qualche minuto.
- Lavora poco. Un impasto troppo lavorato dà biscotti duri. Rimpasta i ritagli una volta sola.
- Non lasciarli scurire. I canestrelli di Torriglia sono chiari. Le fonti danno temperature diverse, da 140–150 °C con cottura più lunga fino a 180 °C: regolati sul tuo forno e sullo spessore.
- Punte nette. Per mantenere la forma, c’è chi mette la teglia in freezer mentre il forno si scalda.
- Dopo la cottura. Si conservano friabili per 3–4 giorni in una scatola ermetica.
- Allergeni. Contengono glutine, uova e latte.
Varianti

- Ricetta di Torriglia e ricette di casa. Le dosi variano da famiglia a famiglia: alcune usano due tuorli, altre solo uno, altre aggiungono liquore (spesso rum) o un po’ di latte. Una scheda del Parco dell’Antola riporta un’altra proporzione (500 g di farina, 300 g di burro, 150 g di zucchero, 2 uova, bicarbonato di ammonio, latte) e un biscotto più grande, di circa 10 cm con foro di 3 cm.
- Con tuorli sodi. Molte ricette di blog, anche molto condivise, usano tuorli sodi, fecola di patate e zucchero a velo. Il risultato è una frolla più sabbiosa, diversa da quella di Torriglia.
- Aromi. Limone o vaniglia sono i più comuni. Alla nocciola, al cacao, con farina di castagne o ricoperti di cioccolato sono varianti più recenti, che a Torriglia vendono le pasticcerie.
- Canestrellini. La versione piccola, da mangiare in un boccone: La Sassellese di Sassello dice di averla inventata.
- Altri canestrelli. A Taggia sono ciambelle salate con olio, un’altra cosa. Quelli di Santo Stefano d’Aveto sono un’altra variante locale riconosciuta come PAT. In Piemonte «canestrelli» sono spesso cialde.
Storia e origine

Il canestrello ha una storia lunga, ma con parecchi punti incerti. La prima traccia scritta citata dalle fonti è del 1576: un mulattiere derubato sulla strada della Val Trebbia, tra le merci un «cavagno di canestrelli». Nell’Ottocento Maria Avanzino, detta Donna Pollicina, moglie del titolare del primo bar di Torriglia, iniziò a venderli ai clienti; le fonti non concordano sull’anno, tra inizio e fine secolo.
Una tradizione dice che un canestrello stilizzato compaia su monete genovesi del Duecento come simbolo di abbondanza: non l’abbiamo trovato in fonti verificabili, quindi prendilo come racconto. Sull’origine del nome non c’è certezza: da «canestro» (il cesto dove si raffreddavano) oppure dallo stampo. Le punte sono passate da undici a nove e oggi sono sei.
Il biscotto è entrato anche nel linguaggio popolare. Sulla tomba di Caterina Campodonico, venditrice ambulante di inizio Ottocento, l’epitaffio inizia con «A son de vende reste e canestrelli»: la statua è nel Cimitero monumentale di Staglieno a Genova e tiene tra le mani una corona di nocciole.
Oggi il canestrelletto di Torriglia è inserito nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. Il nome è un marchio registrato e un’associazione di produttori controlla il disciplinare.
Dove assaggiarli in Liguria
Il posto giusto è Torriglia, nell’entroterra genovese, in alta Val Trebbia e nel Parco dell’Antola. Le pasticcerie e i forni del paese li fanno ancora, e ogni anno c’è una festa dedicata al canestrelletto (le fonti la collocano tra maggio e giugno: chiedi la data al Comune prima di partire). Torriglia non ha ancora una pagina sul nostro sito.
A Sassello, nell’entroterra savonese, La Sassellese produce canestrelli e canestrellini (gli amaretti di Sassello sono l’altro dolce del paese). A Santo Stefano d’Aveto i canestrelli compaiono tra i prodotti tipici locali. Per il resto della tavola ligure vedi la nostra guida alla cucina ligure, la torta pasqualina e la focaccia genovese.
Cosa bere
Tradizionalmente si accompagnano a tè o a un vino dolce. Una fonte ligure suggerisce un moscato fresco. Per altri abbinamenti vedi i vini liguri.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra canestrelli liguri e canestrelli di Torriglia?
I canestrelli di Torriglia sono la versione più nota dei canestrelli liguri di frolla. Il nome «Canestrelletto di Torriglia» è un marchio registrato e segue un disciplinare, mentre i canestrelli fatti in casa o in altre zone cambiano da una ricetta all’altra.
Si fanno con uova sode o crude?
Con tuorlo crudo, nella ricetta tradizionale di Torriglia. Alcune ricette di blog usano tuorli sodi con fecola e zucchero a velo, ma sono un’altra frolla.
Sono i canestrelli pugliesi?
No. I canestrelli liguri sono biscotti dolci di frolla al burro. Ciambelle salate simili ai taralli con lo stesso nome esistono, per esempio a Taggia.
Qual è il formato giusto?
Dipende. Gli stampi da casa sono di 5–6 cm; una scheda del Parco dell’Antola descrive un biscotto di circa 10 cm con foro di 3 cm e sei punte arrotondate.
Quanto si conservano?
Circa 3–4 giorni in una scatola ermetica per biscotti, secondo le ricette consultate.
Si mangiano a Natale?
Sono nati come dolce delle feste e le famiglie genovesi li appendevano all’albero di Natale, ma oggi si trovano tutto l’anno.
Posso usare uno stampo più piccolo?
Sì, ma controlla la cottura qualche minuto prima: i biscotti più piccoli cuociono prima.