Dolceacqua è un Paesino incantevole incastonato tra le colline della Val Nervia, ed è una tra le gemme dell’estremo Ponente Ligure, a pochi minuti dal mare e dalla vicina Costa Azzurra.

Claude Monet, che nel 1884 Soggiornava nella vicina Bordighera, si spinse nell’entroterra e oltre alle meraviglie naturali della costa, rimase incantato dal borgo di Dolceacqua.

Il Pittore impressionista ritrasse il panorama del Borgo, del Castello del ponte romano di Dolceacqua e nelle sue lettere scrisse affascinato:

“… il luogo è superbo, vi è un ponte che è un gioiello di leggerezza …”

Oggi il borgo medievale di Dolceacqua è ancora identico a come l’aveva dipinto Claude Monet alla fine del 1800.

Proprio per la sua bellezza senza tempo Dolceacqua è oggi meta di turisti di ogni nazionalità, che si spingono fin qui dalle città costiere della Liguria e della vicina Francia o che passano qualche giorno di vacanza nei numerosi Bed & Breakfast disseminati tra i carrugi.

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Dolceacqua è dal 2000 la più longeva Bandiera Arancione d’Italia (sono oltre 100 i paesi in Italia a fregiarsi di questo ambito riconoscimento) ed è sede nazionale dell’Associazione dei Paesi Bandiera Arancione avendone la Presidenza.

Si tratta di un marchio di qualità turistica-ambientale per l’entroterra del Touring Club Italiano, definito dall’Ente Mondiale del Turismo l’unico progetto di turismo ecosolidale di successo in Italia.

In questa guida percorrerai la storia e le affascinanti leggende di questo borgo medievale con le sue tradizioni e le sue bellezze. Scoprirai cosa visitare a Dolceacqua e troverai tante idee e tanti spunti per goderti al meglio la tua visita in questo straordinario paese della Liguria.

La Storia di Dolceacqua

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Il primo documento ufficiale che cita Dolceacqua risale al 1151, quando i conti di Ventimiglia fecero costruire il primo nucleo del castello alla sommità dello sperone roccioso che domina il torrente dove la valle si stringe e si biforca: la val Roja da un lato, la val Nervia dall’altro.

Nel 1270 Dolceacqua venne acquistata dai Doria di Genova e nel corso dei secoli venne sviluppata la “Terra” il centro abitato che sorge ai piedi del castello.

Girovagando in questa parte di Dolceacqua rimarrete affascinati dalla complicata struttura concentrica dei carruggi che si sviluppano intorno al castello.

Alla metà del quattrocento Dolceacqua cominciò a crescere e a svilupparsi anche dall’altro lato del fiume: nacque così il nuovo quartiere del “Borgo”.

I due nuclei vennero collegati dall’inconfondibile ponte a schiena d’asino che tanto affascinò il pittore impressionista Claude Monet.

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Dolceacqua fu per molti secoli la capitale del dominio dei Doria, che nel corso dei secoli si allargherà lungo la vallata del Nervia, inglobando i paesi di Perinaldo, Apricale, Isolabona. 

Durante il conflitto tra guelfi e ghibellini, Dolceacqua si mantiene sempre ghibellina, opponendosi ai guelfi di Ventimiglia e di Monaco.

Per secoli Dolceacqua fu contesa tra i Grimaldi di Monaco, i Savoia e gli stessi Doria.

Infine nel 1746 il castello viene assediato dagli eserciti francese e spagnolo e quasi distrutto.

Distrutto il Castello, i Doria si trasferirono nel Borgo, nello stesso palazzo che, nel 1794, ospiterà Napoleone Bonaparte.

Cosa Vedere ad Dolceacqua

Dolceacqua si compone di due parti: la Terra, la parte più antica del paese, quella costruita tutta in salita, aggrappata al castello, e il Borgo, sorto più tardi sulla pianeggiante riva destra del Nervia. Ecco qualche suggerimento per te su cosa vedere a Dolceacqua:

La Terra

Il modo più suggestivo per entrare nella “Terra” è percorrere il ponte Vecchio, simbolo di Dolceacqua. Venne costruito nel XV secolo sulle rovine di un ponte precedente: l’unica arcata a schiena d’asino, lunga 33 metri, gli conferisce eleganza e vigore nello stesso tempo.

Varcato il ponte ci si ritrova immediatamente nella ragnatela di stradine, scale, archi, passaggi coperti che costituiva la miglior difesa del paese medievale. Il borgo fu infatti costruito con un impianto a semicerchi concentrici intorno alla roccaforte: si venivano così a creare una serie di settori che potevano facilmente essere isolati e difesi.

A destra si trova uno dei vicoli più curiosi, le Scasasse: un collegamento tra il ponte e la piazza della parrocchiale, scavato al livello del torrente, e probabilmente usato per scopi difensivi.

Lungo la via principale, che sale prima dolcemente, poi sempre più ripida, fino al castello, le antiche botteghe medievali sono state reinterpretate come gallerie d’arte, laboratori artigiani e cantine in cui si possono acquistare i pregiati prodotti enogastronomici locali.

Mano a mano che si sale la prospettiva sul tessuto costruttivo si fa più affascinante: non si può che rimanere stregati di fronte alla geometria caotica e perfetta disegnata dai tanti archi di scarico, dai ballatoi Sospesi e dai mille passaggi inaspettati che compaiono ad ogni passo tra le case.

Il Castello di Dolceaqua

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Continuando l’ascesa lungo il quartiere Terra, si arriva infine al Castello Doria. Nel corso dei secoli, l’edificio ha subito diverse trasformazioni.

Le trasformazioni e le diverse destinazioni d’uso sono ancora evidenti: oggi, visitandolo, si possono ammirare le strutture militari, gli spazi di servizio, le prigioni dal lato rivolto al borgo, mentre dall’altro lato – con un ampio cortile a separare – gli ambienti residenziali e di rappresentanza.

La Parrocchiale di Sant'Antonio Abate e Palazzo Doria

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Ridiscendendo fino all’altezza del fiume ci si ritrova nella piazza della parrocchiale di Sant’Antonio: nel ricco interno barocco è custodito il bel polittico di Santa Devota, commissionato nel 1515 da Francesca Doria a Ludovico Brea.

A lato della chiesa, sulla base della torre angolare delle mura medievali, si innalza il campanile barocco Sulla piazza prospetta il palazzo cinquecentesco che i Doria elessero, intorno al 1744, a loro dimora dopo la distruzione del castello; il passaggio che collega ancora l’edificio alla parrocchiale era un tempo utilizzato dai membri della nobile famiglia per accedere alla chiesa.

Visionarium

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Nella via ha sede anche il Visionarium 4D: ideato da Ennio Andrighetto, è una sala per proiezioni in 4D e Omnimax (immagine totale) specializzata in documentari d’interesse naturalistico di elevata qualità, nei quali fotografia, musica e poesia si fondono in un crescendo di meraviglia.
Durante lo spettacolo oltre le immagini in tridimensione, si sente il rumore di vera acqua che scorre, il vento tra i capelli e i profumi della natura.

Un’esperienza da non perdere!

Visita del Borgo

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Nel quartiere Borgo si trova invece l’oratorio di San Sebastiano, in cui si può ammirare una pregevole scultura lignea attribuita al Maragliano.

Qui ha sede la confraternita che la domenica più vicina al 20 gennaio organizza la processione dedicata al santo: seguendo un rito di chiare origini pagane, viene trasportato un grande albero di alloro, ornato di ostie variopinte, simbolo dell’abbondanza e dei raccolti agricoli

I prodotti tipici di Dolceacqua

Dolceacqua ha una storia secolare e alcuni dei suoi prodotti più caratteristici non sono da meno. Storia e leggende si intrecciano con golose specialità.

La Michetta

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Racconta una leggenda che il crudele Imperiale Doria, signore di Dolceacqua, fosse stato così spietato da reclamare lo jus primae noctis e che la bella Lucrezia, piuttosto che concedersi, avesse preferito morire. 

Gli abitanti del borgo, allora, insorsero e costrinsero il tiranno a rinuciare per sempre al suo privilegio. 

La vittoria del popolo contro il tiranno fu celebrata il 16 agosto con la preparazione di un dolce, la michetta, una specie di doppia brioche ricoperta di zucchero. Le donne, preparandolo, si accorsero che l’impasto aveva una forma che ricordava il sesso femminile, e allora lo portarono in paese gridando “Omi, au, a michetta a damu a chi vuremu nui” (“Uomini, adesso la michetta la diamo a chi vogliamo noi”)

Da allora, la mattina del 16 agosto, I giovani del paese, acoompagnati da un’orchestra, fanno il giro del borgo, visitando le cantine e sostando sotto le finestre delle ragazze, alle quali viene chiesta a gran voce la michetta.

Dopo settecento anni, la michetta continua a essere il dolce del paese: oggi è protetto dalla De.Co. e nelle feste e nelle occasioni speciali lo si accompagna con il Rossese, il vino DOC che è l’altro vanto enogastronomico di Dolceacqua.

Il Rossese di Dolceacqua

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L’oro rosso di Dolceacqua è il suo vino, il Rossese, apprezzato da papa Paolo IIl Farmese, che se ne fece rifornire le cantine romane, e di cui si innamorò Napoleone, che lo avrebbe ribattezzato con il suo nome se l’orgoglio dei produttori non lo avesse impedito.

Primo DOC di Liguria, esso è noto come Rossese di Dolceacqua, anche se i paesi produttori riconosciuti sono quattordici, a sottolineare le origini storiche della coltura che pare sia stata introdotta dai Doria.

Una volta versato nei calici, quando il colore rubino si illumina di quest’ottimo vino sprigiona il suo caratteristico sentore caldo che lo rende perfetto per accompagnare le semplici, ma gustose, specialità della gastronomia locale.

Dove dormire a Dolceacqua

Dolceacqua è un piccolo Borgo ma con molti B&B, affittacamere e appartamenti dove alloggiare.

Questa località, come tutte quelle dell’estremo Ponente Ligure è molto gettonata, soprattutto durante la bella stagione.

Per trovare gli alloggi migliori è meglio organizzarsi con un po’ di anticipo e prenotare per tempo.

Come arrivare a Dolceacqua

Dolceacqua è il secondo Paese che si incontra salendo su per la Val Nervia, a pochi minuti dalle città costiere del Ponente Ligure, Bordighera e Ventimiglia.

È consigliabile raggiungerla in auto anche se è servita da un servizio di autobus pubblico gestito da Riviera Trasporti Linea 7 (www.rivieratrasporti.it).

L’aeroporto più vicino è quello di Nizza che dista 50km (http://www.nice.aeroport.fr)

Un altro aeroporto su cui appoggiarsi è quello di Genova (http://www.aeroportodigenova.it/)

Fotografie di Dolceacqua

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